La Strage di Bologna

Anni di piombo: il contesto storico

Nel periodo tra la fine degli anni Sessanta e l’inizio degli anni Ottanta l’Italia fu attraversata da una stagione segnata da terrorismo, conflitti sociali e violenza politica.
Questi anni vengono chiamati anche “anni di piombo” per richiamare il peso soffocante e l’atmosfera cupa di un’epoca in cui attentati, omicidi politici e scontri armati divennero parte della quotidianità.

L’Italia era in forte trasformazione, spinta da rapidi cambiamenti economici e sociali ma anche da una profonda polarizzazione politica: da un lato la Democrazia Cristiana, che governava quasi ininterrottamente con l’appoggio degli Stati Uniti; dall’altro il Partito Comunista Italiano, il più grande dell’Europa occidentale, radicato nelle fabbriche e nei movimenti popolari. In questo clima di contrapposizione si svilupparono gruppi armati che scelsero la lotta violenta: organizzazioni di estrema sinistra, come le Brigate Rosse, che si proponevano di avviare una rivoluzione socialista, e formazioni neofasciste, come Ordine Nuovo e Avanguardia Nazionale, che puntavano a destabilizzare l’ordine democratico per favorire svolte autoritarie.

L’inizio simbolico degli anni di piombo viene fatto risalire alla strage di Piazza Fontana, avvenuta il 12 dicembre 1969 a Milano, quando un ordigno esplose all’interno della Banca Nazionale dell’Agricoltura causando 17 morti e 88 feriti. Da quel momento, l’Italia fu colpita da una lunga serie di attentati e violenze che raggiunsero momenti drammatici come il sequestro e l’uccisione di Aldo Moro nel 1978 e la strage di Bologna nel 1980.

DC = Democrazia Cristiana PCI = Partito Comunista Italiano Elezioni italiane 1976 Città principali italiane Rete ferroviaria Stragi avvenute Legenda mappa Palermo Gioia Tauro Bari Foggia Napoli Roma Firenze Genova Torino Milano Brescia Bologna Venezia Peteano

Strage di Piazza Fontana

12 dicembre 1969, Milano.
Esplosione di una bomba nella Banca
Nazionale dell'Agricoltura. 17 morti. 88 feriti.

Strage di Gioia Tauro

22 luglio 1970, Gioia Tauro (RC).
Deragliamento di un treno causato
da un ordigno. 6 morti. 66 feriti.

Strage di Peteano

31 maggio 1972, Peteano (GO)
Autobomba esplosa durante un controllo
dei carabinieri. 3 morti. 2 feriti.

Strage della Questura

17 maggio 1973, Milano.
Attentato esplosivo alla Questura.
4 morti. 52 feriti.

Strage di Piazza della Loggia

28 maggio 1974, Brescia.
Ordigno esploso durante una manifestazione.
12 morti. 105 feriti.

Strage del treno Italicus

4 agosto 1974, tra Bologna e Firenze.
Bomba su un treno in corsa. 12 morti. 102 feriti.

Strage di Bologna

2 agosto 1980, Bologna.
Bomba esplosa nella stazione centrale.
85 morti. 237 feriti.

0 10 20 30 40 50 60 70 80 90 Vittime nelle altre stragi Vittime strage di Bologna

2 agosto 1980: la strage di Bologna

Era un sabato d’estate, il 2 agosto 1980. La stazione di Bologna, cuore dei collegamenti ferroviari italiani, era affollata di viaggiatori, lavoratori, turisti, famiglie in partenza o di ritorno dalle vacanze.

Alle 10:25, nella sala d’aspetto di seconda classe, una valigia abbandonata esplose.

La bomba, di fabbricazione militare e composta da 23kg di esplosivo, era stata collocata su un portabagagli contro un muro portante per aumentarne l’effetto devastante. Lo scoppio fu immenso: crollò l’ala ovest della stazione, vennero distrutti circa trenta metri della pensilina del primo binario, e due vetture dell’Adria Express 13534 Ancona-Basilea, fermo al binario uno, furono investite in pieno. L’onda d’urto raggiunse anche il parcheggio dei taxi antistante.

Il bilancio fu drammatico: 85 morti e oltre 200 feriti.

I soccorsi furono immediati. Cittadini comuni, viaggiatori e operatori della stazione si precipitarono tra le macerie per salvare chi era rimasto intrappolato. Le ambulanze, troppo poche per il gran numero di feriti, furono affiancate da autobus, auto private e taxi. L’autobus di linea 37 divenne uno dei simboli di quelle ore concitate.
Medici e infermieri rientrarono dalle ferie e gli ospedali riaprirono reparti chiusi per accogliere tutti i pazienti.

L’orologio della stazione, oggi fermo per sempre alle 10:25, è ricordo incancellabile di quella tragedia.

Nel pomeriggio lo stesso Presidente della Repubblica, Sandro Pertini, si recò sul luogo dell’attentato e lo definì

"La più grave impresa criminale avvenuta in Italia, il più grave attentato dell’Italia repubblicana."

La strage del 2 agosto 1980 rimane una ferita profonda nella memoria collettiva del Paese, simbolo della violenza terroristica e delle difficoltà, protrattesi per decenni, nel giungere a una piena verità e giustizia.

Funerali di stato e risposta popolare

6 agosto 1980.

Non ci si riusciva a muovere nelle piazze circostanti Piazza Maggiore e nelle strade che le collegano.

Non tutte le vittime ebbero, però, il funerale di Stato: 7 furono le bari presenti in chiesa e in mezzo alle quali camminò il Presidente della Repubblica Sandro Pertini, giunto a Bologna insieme al Presidente del Consiglio dei ministri.

Durante la messa la piazza aveva già iniziato a contestare le autorità, riservando applausi solo a Pertini e al sindaco di Bologna, Renato Zanghieri.

"Sandro vieni con noi, non stare con gli impostori."

Per dimostrare il distacco verso le istituzioni ci furono anche persone come Anna Maria Montani (figlia di una delle vittime della strage) che si rifiutò di stringere la mano a Pertini:

"Mica per lui, che è una bravissima persona, ma semplicemente per quello che rappresenta. Ai politici, agli uomini dello Stato che non cambiano mai, io la mano la stringerò quando avranno fatto di tutto per trovare gli assassini di mia madre. Se Pertini ha sofferto, e sul serio ha sofferto, queste cose le deve capire."

Dopo i funerali la necessità di testimoniare solidarietà alle vittime e indignazione verso una strage così efferata, una strage di cui tutti i giornali del mondo si occuparono dalla Francia all'Unione Sovietica e dalla Germania alla Cina, si concretizzò nell'allestimento, spontaneo, di quella che fu poi definita la rete del pianto: sulla recinzione posta in stazione a delimitare le macerie vennero portati fiori, striscioni, messaggi, poesie e lettere in cui alla pietà si accostava sempre al richiesta di giustizia e chiarezza.

I processi giudiziari fino a oggi

La strage di Bologna portò a una delle più difficili indagini della storia giudiziaria italiana: l’iter giudiziario della strage di Bologna si compone finora di cinque processi, due dei quali sono ancora in corso, a 41 anni di distanza dal fatto.

Si tratta di una delle vicende giudiziarie più complesse e tormentate perché i depistaggi orchestrati dal vertice della P2, anziché limitarsi a coprire prove e fabbricare capri espiatori, come accaduto in precedenza, puntavano a creare una confusione tale da «rendere indecifrabile il quadro istruttorio». Una proliferazione di piste in cui si mescolano dati veri, falsi e verosimili, suggerite o amplificate da campagne di disinformazione a mezzo stampa, che ha fatto perdere moltissimo tempo ai giudici e ha generato un durevole senso di confusione nell’opinione pubblica.

Processo ai NAR Processo Ciavardini Processo dei depistaggi Processo Cavallini Processo Bellini Associazione tra i familiari delle vittime 1980 1985 1990 1995 2000 2005 2010 2015 2020 2025
2 agosto 1980

Strage di Bologna

Esplosione di una bomba nella sala d’aspetto di seconda classe della stazione ferroviaria di Bologna.
1984-1985

Processo Supersismi

Processo celebrato a Roma sul gruppo di potere interno al SISMI: emerge il ruolo dei servizi segreti nei depistaggi e nell’inquinamento delle indagini sulla strage del 2 agosto.
19 gennaio 1987

Apertura dibattimento primo processo

Imputati: Giuseppe Valerio Fioravanti (NAR), Francesca Mambro (NAR), Paolo Signorelli (Ordine Nuovo), Massimiliano Fachini. L’ipotesi accusatoria “a cerchi concentrici” (dietro la strage e chi la esegue materialmente ci sarebbe un’associazione sovversiva, di cui farebbero parte, insieme ai terroristi neri, il capo della P2 Licio Gelli e i depistatori del SISMI) non regge in giudizio.
11 luglio 1988

Sentenza Corte d’Assise di Bologna

I NAR Mambro e Fioravanti sono condannati per strage e per banda armata, insieme a Gilberto Cavallini e altri, mentre Licio Gelli, il faccendiere Francesco Pazienza e gli ufficiali del SISMI Pietro Musumeci (P2) e Giuseppe Belmonte sono condannati a pene pesantissime per i depistaggi.
18 luglio 1990

Sentenza Corte d’Assise d’Appello di Bologna

La Corte d’Assise d’Appello di Bologna ribalta clamorosamente il verdetto, mandando tutti assolti.
12 febbraio 1992

Sentenza Cassazione (Sezioni Unite)

La Cassazione annulla la sentenza d’appello: la definisce illogica, incoerente e priva di corretta valutazione di prove e indizi. L’appello è da rifare e il giudizio di rinvio conferma l’impianto accusatorio del primo grado.
16 maggio 1994

Sentenza Corte d’Assise d’Appello di Bologna

Confermate le condanne per strage: Fioravanti e Mambro nuovamente condannati all’ergastolo.
23 novembre 1995

Sentenza Cassazione (Sezioni Unite)

Cassazione conferma in via definitiva le condanne per strage, banda armata e depistaggi (sentenze del 1994 e del 1988). Solo Sergio Picciafuoco (criminale comune legato ai NAR) inizialmente condannato per strage viene rinviato a giudizio.
19 giugno 2005

Assoluzione definitiva di Sergio Picciafuoco

Picciafuoco viene assolto in via definitiva dopo rinvio a nuovo giudizio.
10 ottobre 2014

Sentenza Tribunale civile di Bologna

Il Tribunale ordinario di Bologna riconosce, in una causa civile con parti civili la Presidenza del Consiglio dei Ministri e il Ministero degli Interni, Mambro e Fioravanti come responsabili dei danni a seguito della condanna da loro subita nel 1995.
1 luglio 2025

Sentenza definitiva della Cassazione

La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso degli imputati: condanne confermate in via definitiva. Viene ribadita la responsabilità dei gruppi neofascisti come esecutori materiali e ricostruiti i depistaggi orchestrati dalla P2 e il quadro dei mandanti.
1980

Età di Luigi Ciavardini all'epoca della strage

Luigi Ciavardini (NAR) era ancora minorenne al momento della strage: per questo doveva essere giudicato dal Tribunale per i minorenni.
1986

Comunicazione giudiziaria a Ciavardini

Emergono elementi sul suo possibile coinvolgimento nella strage e riceve una comunicazione giudiziaria.
1991

Condanna definitiva per omicidio del giudice Amato

Ciavardini e Cavallini vengono condannati in via definitiva per l’omicidio del giudice Mario Amato.
1997

Inizio processo specifico a Ciavardini

Avvio del procedimento davanti al Tribunale per i minorenni di Bologna, separato dal primo processo per evitare interferenze e frammentazione del materiale probatorio.
30 gennaio 2000

Sentenza di primo grado (Tribunale per i minorenni di Bologna)

Luigi Ciavardini assolto dall'accusa di strage.
9 marzo 2002

Sentenza Corte d’Appello di Bologna (sezione minorenni)

Condanna di Ciavardini per la strage di Bologna.
17 dicembre 2003

Sentenza Corte di Cassazione

La Cassazione annulla la condanna inflitta in appello.
13 dicembre 2004

Sentenza Corte d’Appello minorile di Bologna

Rigettato l’annullamento: viene confermata la condanna di Ciavardini.
11 aprile 2007

Sentenza definitiva Corte di Cassazione

La condanna per strage a carico di Luigi Ciavardini diventa definitiva. La condanna si basa su indizi che legano Ciavardini a Mambro e Fioravanti.
1 settembre 1980

Inizio depistaggi voluti da P2

I Licio Gelli (P2) dice a Elio Cioppa (SISDE) di battere la pista internazionale: inizio della serie di depistaggi (pista libanese, pista libica, pista Montecarlo).
13 gennaio 1981

“Valigia del depistaggio”

SISMI fa trovare una valigia con armi, esplosivi e documenti sul treno espresso 514 Taranto-Milano (operazione Terrore sui treni) per indirizzare le indagini verso falsi terroristi neri stranieri.
9 giugno 2000

Condanna di Mannucci Benincasa e Carminati

Il colonnello Federigo Mannucci Benicasa e Massimo Carminari (Banda della Magliana, legato ai NAR) vengono condannati per calunnia (reato di depistaggio non esisteva ancora). Mannucci: accusato di aver diffuso false informazioni su Licio Gelli. Carminati: coinvolto per il deposito d’armi a sua disposizione, collegato alla “valigia del depistaggio”.
21 dicembre 2001

Sentenza Corte d’Assise d’Appello di Bologna

Assoluzione in Appello sia per Mannucci Benincasa sia per Carminati. Vengono dichiarati “non doversi procedere” per carenze di prova o perché i fatti non sussistono.
30 gennaio 2003

Sentenza Corte di Cassazione

Conferma assoluzioni in via definitiva di entrambi.
2017

Rinvio a giudizio di Cavallini per strage

In considerazione del ruolo di supporto logistico fornito ai NAR già condannati, Cavallini viene rinviato a giudizio anche per concorso nella strage di Bologna.
21 marzo 2018

Apertura processo Cavallini

Si apre davanti alla Corte d’Assise di Bologna il processo a Gilberto Cavallini per la strage del 2 agosto 1980.
7 gennaio 2020

Sentenza di primo grado (Corte d’Assise di Bologna)

Cavallini è condannato all’ergastolo per concorso nella strage.
27 settembre 2023

Sentenza di secondo grado (Corte d’Assise d’Appello di Bologna)

Confermata la condanna di Cavallini all’ergastolo. La sentenza ribadisce le responsabilità della destra eversiva nell’attentato.
18 settembre 2025

Fase di Cassazione

Il quarto processo è ora in fase di Cassazione dopo la conferma della condanna dell'imputato all'ergastolo il 27 settembre 2023.
28 aprile 1992

Revoca del proscioglimento di Bellini da parte della Procura Generale

Proscioglimento di Paolo Bellini dall’accusa di strage: esibizione di un video amatoriale girato la mattina del 2 agosto alla stazione (Bellini identificato dalla ex moglie sulla banchina del primo binario poco prima dell'esplosione). Ad aggravare la posizione di Bellini ci sono i rapporti documentati con Picciafuoco, sicuramente presente alla stazione il 2 agosto.
gennaio 1996

Intercettazione Carlo Maria Maggi

Maggi, reggente di Ordine Nuovo in Veneto, intercettato mentre afferma che la strage l’hanno compiuta i NAR e parla di un “aviere” che portava la bomba, riferimento che riconduce a Bellini (pilota brevettato).
16 aprile 2021

Riaffioramento del “documento Bologna” e avvio dell'inchiesta sui mandandi e apertura del processo Bellini

Il lavoro dei consulenti dell’associazione dei famigliari delle vittime della strage sulle copie digitalizzate degli atti dei processi ha fatto emergere elementi di enorme interesse: dal processo celebrato al Milano per il crack del Banco Ambrosiano riaffiora il cosiddetto "documento Bologna", un foglio che reca nell’intestazione il nome della città e un numero di conto bancario che insieme a un altro appunto di Gelli, relativo a cospicui movimenti di denaro prima della strage, è il punto di partenza di una nuova istruttoria: la cosiddetta "inchiesta sui mandanti". Imputati: Paolo Bellini (strage), Piergiorgio Segatel (depistaggio), Domenico Catracchia (false informazioni), Quintino Spella (depistaggio).
14 gennaio 2021

Morte di Quintino Spella

Ex capocentro SISDE di Padova, rinviato a giudizio per depistaggio muore prima della conclusione del processo.
6 aprile 2022

Sentenza di primo grado (Corte d’Assise di Bologna)

Paolo Bellini condannato all’ergastolo per concorso in strage. Piergiorgio Segatel (ex capitano dei carabinieri) condannato a 6 anni per depistaggio. Domenico Catracchia (ex amministratore di condomini in via Gradoli a Roma) condannato a 4 anni per false informazioni al PM finalizzate a sviare le indagini.
8 luglio 2024

Conferma in Appello (Corte d’Assise d’Appello di Bologna)

Confermate tutte le condanne: ergastolo a Bellini, 6 anni a Segatel, 4 anni a Catracchia.
1 giugno 1981

Nasce l'Associazione tra i familiari delle vittime della strage alla stazione di Bologna del 2 agosto 1980

I familiari delle vittime si uniscono in un'associazione con lo scopo statuario di "ottenere con tutte le iniziative possibili la giustizia dovuta". Al momento della nascita i membri sono 44.
6 aprile 1983

Costituzione Unione dei Familiari delle Vittime per Stragi

A Milano, insieme alle associazioni delle stragi di Piazza Fontana, Piazza della Loggia e Italicus, nasce l’Unione dei Familiari delle Vittime per Stragi.
1984

Raccolta firme per proposta di legge popolare

Parte la raccolta di firme per l’abolizione del segreto di Stato nei delitti di strage e terrorismo e raggiunge in mesi oltre 100.000 firme.
2 agosto 1990

Approvazione legge dal Senato

Il Senato approva una legge che porta lo stesso titolo di quella presentata dall'Unione ("Abolizione del segreto di stato nei delitti di Strage e terrorismo"), ma peggiora quella esistente.
2 agosto 1995

Approvazione nuova legge del Senato

Il Senato approva di nuovo una legge che ha lo stesso titolo di quella proposta dai familiari delle vittime ("abolizione del segreto di stato nei delitti di strage e terrorismo"), ma il contenuto prevede ancora la possibilità di porre il segreto di stato per quei reati.

Le vittime da non dimenticare

La bomba colpì alla cieca, senza distinzione di età, professione o provenienza. Tra le vittime vi erano bambini e anziani, studenti e lavoratori, turisti stranieri e cittadini italiani di diverse regioni. C’era chi partiva per una vacanza, chi tornava a casa dopo settimane di lavoro, chi aspettava un treno per incontrare la propria famiglia. La violenza dell’esplosione non fece differenze: travolse uomini e donne, italiani e stranieri, persone con storie, speranze e destini lontanissimi tra loro. Quell’attacco non colpì solo individui, ma intere famiglie e comunità, spezzando legami, sogni e prospettive.

"Quando mi trovai in stazione venni colpito nel profondo dalla devastazione che regnava ovunque. Bambini moribondi, feriti ovunque, uno strazio che arrivava da ogni angolo della tragedia."

Angela Marino, Domenica Marino, Leo Luca Marino, Antonella Ceci, Anna Maria Bosio In Mauri, Carlo Mauri, Luca Mauri, Cesare Francesco Diomede Fresa, Enrica Frigerio In Diomede Fresa, Vito Diomede Fresa, Verdiana Bivona, Maria Fresu, Angela Fresu, Eckhardt Mader, Kai Mader, Margret Rohrs In Mader, Sonia Burri, Patrizia Messineo, Silvana Serravalli In Barbera, Manuela Gallon, Natalia Agostini In Gallon, Maria Antonella Trolese, Anna Maria Salvagnini In Trolese, Elisabetta Manea Ved. De Marchi, Roberto De Marchi, Eleonora Geraci In Vaccaro, Vittorio Vaccaro, Velia Carli In Lauro, Salvatore Lauro, Paolo Zecchi, Viviana Bugamelli In Zecchi, Catherine Helen Mitchell, John Andrew Kolpinski, Loredana Molina In Sacrati, Angelica Tarsi In Sacrati, Katia Bertasi, Mirella Fornasari In Lambertini, Euridia Bergianti, Nilla Natali, Franca Dall'Olio, Rita Verde, Flavia Casadei, Giuseppe Patruno, Rossella Marceddu, Davide Caprioli, Vito Ales, Iwao Sekiguchi, Brigitte Drouhard, Roberto Procelli, Maria Angela Marangon, Mauro Alganon, Francisco Gomez Martinez, Mauro Di Vittorio, Sergio Secci, Roberto Gaiola, Angelo Priore, Onofrio Zappalà, Gaetano Roda, Pio Carmine Remollino, Antonino Di Paola, Salvatore Seminara, Mirco Castellaro, Nazzareno Basso, Vincenzo Petteni, Carla Gozzi, Umberto Lugli, Fausto Venturi, Argeo Bonora, Francesco Betti, Mario Sica, Pier Francesco Laurenti, Paolino Bianchi, Vincenzina Sala In Zanetti, Berta Ebner, Vincenzo Lanconelli, Amorveno Marzagalli, Lina Ferretti In Mannocci, Romeo Ruozi, Francesco Antonio Lascala, Rosina Barbaro In Montani, Pietro Galassi, Irene Breton In Boudouban, Lidia Olla In Cardillo, Maria Idria Avati, Antonio Montanari.

0 1 2 3 4 5 6 7 8 9 10 11 12 13 14 15 16 17 18 19 20 Altro Avvocato Muratore Impiegato Impresario Insegnante Operaio Ferroviere Tassista Studente Sconosciuto Professioni delle vittime: 0 2 4 6 8 10 12 14 16 18 20 22 24 26 0-5 14-20 21-28 29-35 6-13 36-42 43-49 50-56 57-63 64-74 +75 Età delle vittime: Numero totale delle vittime: 85 Numero totale dei feriti: 237

Per concludere

Non si può ricordare la strage di Bologna e gli anni di piombo come un generico periodo di violenza: quella stagione fu segnata da un piano stragista volto a colpire la democrazia e impedire il processo di rinnovamento del Paese. Tuttavia, grazie alla risposta unitaria e coraggiosa di cittadini, lavoratori, studenti e forze democratiche, l’Italia riuscì a vivere una grande stagione di emancipazione civile e sociale. La memoria della strage e delle vittime non è solo un tributo ai singoli, ma un richiamo alla responsabilità collettiva di difendere i valori costituzionali e la convivenza civile, senza nascondere o negare la verità storica di quegli anni.

"La strage della Stazione di Bologna ha impresso sull’identità dell’Italia un segno indelebile di disumanità da parte di una spietata strategia eversiva neofascista che mirava a colpire i valori costituzionali, le conquiste sociali e, con essi, la nostra stessa convivenza civile."